Approfondimenti

La Protesi di Caviglia

La migliore soluzione per la degenerazione articolare della tibiotarsica

L'articolazione della caviglia è facilmente interessata da processi artrosici degenerativi per la sua vulnerabilità verso fattori traumatici e localizzazione di episodi artritici. L'invecchiamento precoce di questa articolazione, con perdita del movimento e dolore all'uso e anche solo al carico, provoca una importante limitazione funzionale.

Sono sempre più frequenti i casi di persone, spesso giovani, che in seguito a episodi traumatici (incidenti sportivi o stradali), rimangono affetti da questo quadro di degenerazione articolare e non riescono ad accettare l'idea di essere diventati degli invalidi, che non riescono più a fare sport, passeggiare, guidare e lavorare.

Il quadro clinico può variare da una artrosi di grado lieve a grave e, quindi, l'approccio terapeutico può essere conservativo, prevedendo terapie e consigli per rallentarne l'evoluzione, fino a soluzioni chirurgiche.

La scelta dell'intervento deve tenere conto, oltre al grado di degenerazione e limitazione funzionale, all'età, alle condizioni generali e alle aspettative del paziente, anche dell'organo piede-caviglia nel suo insieme, che può richiedere correzioni accessorie per ottenere un buon risultato.

Di fronte ad un quadro di artrosi grave, la sostituzione articolare della tibiotarsica mediante protesi è oggi l'intervento che, pur con delle indicazioni limitate, offre ad un paziente la possibilità di ottenere un significativo recupero funzionale e un miglioramento della qualità della vita, sicuramente maggiori rispetto all'unica alternativa che è l'artrodesi, o blocco totale, della caviglia.

Ovviamente il successo e la durata di un intervento, dipendono anche da un buon uso e da corrette scelte di vita da parte del paziente. 

Ci sono varie protesi di caviglia in commercio, sono il risultato di una progressiva evoluzione e miglioramento in base a sofisticati studi biomeccanici e clinici, dei materiali e dei risultati a distanza di ciò che si è fatto precedentemente; la scelta dipende dalle valutazioni personali e dall'esperienza di ogni chirurgo.

L'intervento è poco invasivo, l'accesso chirurgico è diretto, anteriore, la durata è di circa una/due ore e viene eseguito generalmente con una anestesia periferica, la degenza è mediamente di due giorni. 

Non è doloroso, viene seguito da una immobilizzazione con un tutore a stivaletto e cammino con stampelle per 4 settimane, poi una progressiva rieducazione funzionale ( piscina, cyclette, kinesi e rieducazione del cammino) con un recupero delle normali funzioni in circa 2/3 mesi. 

I risultati sono generalmente buoni, spesso eccellenti, a patto che vengano rispettate le indicazioni, venga eseguito un intervento tecnicamente corretto e, da parte del paziente, una buona rieducazione funzionale e la scelta di corrette abitudini di vita. 

Per un preciso approccio al problema, consiglio di eseguire, prima della visita medica, una radiografia di entrambe le caviglie in carico e una TAC di quella interessata. L'intervento può essere eseguito sia con assistenza del SSN che privata. 

Dott. Alessandro Farnetti